Elvio Chiricozzi

Doppio passo ‘Ciò che non muta’

19/10/2010

> DOPPIO PASSO, CIO’ CHE NON MUTA  COMUNICATO STAMPA

> THE SHOW IS COMPLETE WITH: ” CIO’ CHE NON MUTA, FONDAZIONE VOLUME
> LA MOSTRA SI COMPLETA CON:  “CIO’ CHE NON MUTA”,  FONDAZIONE VOLUME

 

Estratto dal Catalogo

La collaborazione con il progetto della Fondazione Volume! dedicato al lavoro di Elvio Chiricozzi
è stata una occasione di grande e rilevante interesse per la Casa delle Letterature ed ha generato uno
degli appuntamenti più importanti e suggestivi della rassegna Doppio Passo. Incontri di arte e letteratura.
Una rassegna che nasce dal desiderio di promuovere un confronto tra diversi linguaggi ed espressioni
artistiche creando occasioni di dialogo tra artisti e scrittori con i loro differenti mezzi espressivi
e con la loro diversa e personale cifra creativa. Di volta in volta la parola scritta, nella sua elaborazione
poetica,si intreccia in un rapporto originale, sempre nuovo e diverso, con le forme e i colori della
pittura: un percorso che  può  nascere  da assonanze di suggestioni e intenti , da amicizie meditate,
da una necessità del pensiero o da una meravigliosa intuizione. Osservando il lavoro di Elvio Chiricozzi
abbiamo  pensato che questo prezioso gioco di rimandi, il confronto e la complicità con le immagini
da lui create potesse avvenire con le parole e i versi di Marco Lodoli e Mariangela Gualtieri.
Abbiamo immaginato l sguardo di Marco Lodoli sui suoi storni di uccelli e ricordato la capacità di
osservazione stupita del mondo dei versi passionali e ispirati di Mariangela Gualtieri. Dal loro incontro
ci sembrava potesse nascere qualcosa di speciale, un intreccio di sensibilità, di ricerca di senzo.
Gli universi d’immaginazione dei tre artisti sembrano essersi così trovati e accompagnano per un po’,
consolandoci, i nostri pensieri sulla realtà.

Maria Ida Gaeta

 

In dialogo con Mariangela Gualtieri  e  Marco Lodoli

Da:  Bestia di gioia,  Mariangela Gualtieri 

      

Ciò che non muta
io canto
la nuvola la cima il gambo
l’offerta il dono la rovina
apparente d’acqua che tracima
di tempesta e di onde.

Io canto il semplice del grano
e del pane la stessa festa che si tiene
fra le rose a maggio, la corsa
della rondine e il coraggio
dell’animale nella tana
quando gli esce il nato fra le zampe.

E il silenzio fra rami immobili
il mistero della pioggia nel bosco
e altre cose che sempre
si cantarono. Io le canto a voi
vivi con me ora sull’orlo
mentre sferragliano veleno
fra idoli potenti e gracili
nella cospirazione del bene
battagliati fra le catene
d’una dittatura che impera.

Noi non adoreremo le sue merci.
Non piegheremo la schiena
alla sua greppia.

La nuvola piuttosto adoreremo
che è maestra di scorrerie per il cielo
e di alta impermanenza, e di esistenza
senza peso. Piuttosto la foglia
che sa mollare la presa
o il sasso concentrato in un’intesa
di ere, o le preghiere della legna
con suo ardore di fuoco.

O il fuoco. Adoreremo
ciò che in tutto non muta e si offre quieto
al grande gioco delle sostanze.
La forza dirigente del respiro.
La spinta acuta che lo diffonde.
Misteriosa forza che lo sospende
quando è ora.

 

…………

 

Natura risvegliata
scatena tutte le forme apprese in sogno.
Ecco la gemma. Ecco la foglia.
Ecco un volo perfetto di ala.
Ecco un canto esperto d’uccello.
Ben istruita ogni creatura
fa la sua parte di fidanzata.
S’ingravida e si espande.
Ripete l’avventura del venire alla luce
la traversata grande – fino alla scomparsa.

 

 

Gli uccelli,  Marco Lodoli

 

Nube che porta pioggia o temporale
Il cielo perde luce, si restringe
Tra poco fila l’acqua nel telaio
Tra poco esplode il nero e trema il cuore:
Tutto contiene tutto, e non sapere
Se questo vento che strattona gli alberi
Ci porterà gioia o spavento, foglie
Gettate ovunque, se sono danze e rime
O invece è la paura di morire…
Così l’amore, che ci alza in aria
E poi ci lascia in mezzo allo sgomento
E io sono felice, infelice
Non trovo più la strada per la casa
E non ho più una casa, solo amore
Le scarpe rotte, la camicia sporca
Un senso di abbandono e di minaccia:
l’amore è lì davanti, ruota, acceca
come il cappello vuoto sul sagrato
come una povertà che toglie il fiato.
Sono così felice, così perso
Così infelice e lieto, così solo
Così pieno di sogni, ed una festa
Appare la mia vita, così mesta.
Tutto contiene tutto, è come un vortice
Che solleva la polvere nel cielo
E il cielo è polvere e la terra vola,
il nord e il sud li tiene una valigia
sono rossi la falce ed i papaveri
tu che mi dici andiamo e non ti muovi.
E questi uccelli a Roma, che dal ponte
Sembra sia un grande fumo e la città
Un fuoco senza fine, una brace
Che di continuo si riprende, pace
Che non si trova, fiamma che non scalda:
e questi uccelli in volo, la spirale
che sopra ai tetti sale e sale ancora
e poi si sbanda, e crolla, e poi risale
s’avvita in mezzo al grigio, si contrae
si vela di se stessa, poi sventaglia
si chiude e si riapre, nera spugna
che gronda ali nere e spruzza voli
terremoto di nubi, e io là sotto
non posso chiuder gli occhi, no non posso
pensare a niente, e il nero che zampilla
e non s’asciuga mai questa fontana
il cielo è un formicaio ed una giostra
e adesso basta, dico, e non finisce
vita sgorga barocca da se stessa
e si spande l’inchiostro dalla brocca
cola dal cielo all’ anima e la macchia
camminano gli insetti sulla neve
beccano i corvi i morti sulla nave
danzano gli angeli e le lune nuove
le cellule che crescono il tumore
le farfalle sapienti sopra al libro
i fiori belli accanto ad un torrente
danza la vita accanto ad ogni sogno
e Giuseppe e Maria in quella stanza
e i ragazzini persi a nascondino
e gli impiccati, abbracciati al vento
danzano in cento, in mille sulle strade
tutto ruota nel cielo e nella mente
e non si ferma niente, non c’è cosa
che sazia si riposa al ramo secco
della quiete, tutto gira affamato
gira ancora, fino allo stordimento
come un valzer che mai regala un bacio
solo stupore e storni neri in cielo
tu che mi stringi e dici non è vero,
tu che ripeti voglio e non sai cosa
voglio tener lontani tutti i mali
mentre su in cielo il cielo è un’altra cosa
e un’altra ancora e un’altra e ancora un’altra
e noi sul ponte noi che siamo uguali.

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